Sabato 17 ottobre, nel giro di poche ore, sui forum dei cybercriminali sono comparsi uno dopo l’altro i file rivendicati di una ventina di organizzazioni francesi. Secondo il conteggio di FrenchBreaches, oltre 9 milioni di persone sono potenzialmente coinvolte. La cifra somma soprattutto rivendicazioni di pirati informatici. Ecco cosa si sa, cosa resta da confermare e perché questa fuga di dati riguarda anche chi detiene criptovalute.

Un cyberattacco in serie: il bilancio rivendicato

Il conteggio è di Seb La Tombe, fondatore di FrenchBreaches, una piattaforma che documenta giorno per giorno le fughe di dati in Francia. In un riepilogo pubblicato domenica mattina, stima in oltre 9 milioni il numero di persone potenzialmente colpite. Sei nomi costituiscono il grosso del volume:

  • Nomad Education: 4,8 milioni di schede di utenti, tra cui allievi e studenti;
  • I-CAD: 2,2 milioni di proprietari di animali e 50’000 veterinari;
  • Centrale Canine: 1,4 milioni di proprietari di cani;
  • Fédération française de tir: 586’854 tesserati, 64’000 foto d’identità e 19’000 documenti;
  • O’Tacos: 334’474 indirizzi di consegna;
  • Inter-Etab: 286’773 schede di allievi.

L’elenco prosegue con 49’761 registrazioni di fatturazione di Alain Afflelou e 16’556 documenti di Malakoff Humanis, tra cui prese a carico ospedaliere e storici dei rimborsi. Nel lotto figurerebbero anche oltre 38’000 clienti delle armerie Gilles e Laudier, così come 3’400 documenti interni della Grande Loge Traditionnelle de France e 987 persone legate alla Grande Loge Féminine.

Occorre però prudenza: si tratta di dichiarazioni di pirati informatici, che FrenchBreaches classifica per lo più come credibili, ma non ancora confermate. Uno stesso pseudonimo, ChimeraZ, ricorre dietro diverse di esse: Centrale Canine, Malakoff Humanis e la Grande Loge Féminine. Il Journal du Coin precisa di non aver potuto verificare la rivendicazione che riguarda I-CAD, il cui gestore aveva finora ammesso soltanto una fuga di circa 2’000 indirizzi e-mail individuata nel 2025.

La CAF e l’ANSSI prese di mira da attacchi di tipo denial of service

Lo stesso sabato mattina, il sito caf.fr e l’applicazione mobile della CAF hanno mostrato per diverse ore il messaggio «Questo sito non è raggiungibile». Si sospetta un attacco distribuito di tipo denial of service (DDoS). Il principio: saturare un sito di richieste fino a renderlo indisponibile. Non è giunta alcuna conferma ufficiale e resta possibile un guasto tecnico.

Il gruppo CyberTroll Team rivendica dal canto suo un attacco lanciato verso le ore 10 contro il sito dell’ANSSI, l’agenzia incaricata della cibersicurezza dello Stato francese. Comparso all’inizio di ottobre, il gruppo si dichiara affiliato a NoName057(16), un collettivo filorusso che remunera i propri volontari in criptovalute, circa 1,20 dollari al giorno in dCoins convertibili in TON. Secondo Seb La Tombe, sarebbero stati presi di mira anche i siti delle città di Marsiglia e di Lione, quello di Toulouse Métropole e quello de L’Humanité.

Il rumore supera spesso i danni reali. Nel suo rapporto 2026 sulle minacce, l’agenzia europea ENISA indica che solo il 23,8% delle rivendicazioni di NoName057(16) esaminate è stato corroborato da controlli indipendenti della disponibilità.

Una settimana prima, la Cnaf aveva sospeso Vacaf, la sua piattaforma di aiuti per le vacanze, dopo un attacco informatico rivendicato su 1’191’967 dossier di beneficiari. E il 30 settembre l’ANSSI pubblicava il bilancio della propria compromissione tramite il software Metabase, con 120 account colpiti.

Perché un indirizzo postale trafugato espone chi detiene criptovalute

Per chi detiene criptovalute, il dato più sensibile non è necessariamente una password. Un indirizzo postale associato a un nome permette di localizzare una persona. La Francia ha già conosciuto una serie di rapimenti legati alle criptovalute alimentati da questo tipo di file: ad aprile la giustizia contava già 88 persone indagate in questa ondata di cripto-sequestri.

Il secondo rischio è il phishing mirato. Un file che riunisce un nome, un indirizzo e dei rimborsi sanitari permette di redigere una falsa e-mail molto credibile, a nome di un ente che la vittima conosce. Una regola resta valida in ogni caso: nessun exchange e nessun produttore di wallet chiederà mai la frase di recupero, quelle 12 o 24 parole che danno accesso ai fondi.

I riflessi utili, in Francia come in Svizzera

Questi file riguardano organizzazioni francesi, ma il meccanismo non conosce frontiere. Anche in Svizzera una fuga di dati può passare da un fornitore di servizi. La pagina «Que faire ?» di FrenchBreaches illustra quelli delle prime 24 ore:

  • cambiare la password del servizio interessato e di tutti gli account che usano la stessa;
  • attivare l’autenticazione a due fattori tramite applicazione anziché tramite SMS, perché l’SMS resta esposto al SIM swapping, il dirottamento della linea telefonica presso l’operatore;
  • disconnettere le sessioni aperte e sorvegliare i propri estratti conto bancari;
  • non cliccare su nessun link ricevuto a nome dell’ente attaccato e passare sempre dal suo sito ufficiale.

Se è trapelato un documento d’identità, FrenchBreaches raccomanda in Francia una pre-denuncia online e rimanda a Cybermalveillance.gouv.fr e alla CNIL. Per tutti, la protezione dei dati personali passa anche dalla diffidenza verso qualsiasi messaggio che si basi su informazioni che il mittente non dovrebbe conoscere.

Fonti

  • Journal du Coin: «Ondata di cyberattacchi in Francia il 17 ottobre: 9 milioni di persone coinvolte»