La Svizzera e la Cina hanno compiuto un passo avanti nella revisione del loro accordo di libero scambio. Secondo un comunicato della SECO datato 20 agosto 2026, il presidente Guy Parmelin e il ministro cinese del Commercio, Wang Wentao, hanno annunciato quel giorno, in occasione di un incontro a Berna, che i negoziati sull'ottimizzazione dell'accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Repubblica popolare cinese erano conclusi.
Occorre precisare subito che cosa comporta questo annuncio: negoziati conclusi non equivalgono a un accordo in vigore. Il comunicato descrive il seguito del processo. Una volta terminato l'esame giuridico dei testi, i due Paesi lavoreranno alla firma dell'accordo. L'obiettivo è una firma entro la fine del 2026, seguita dalle necessarie procedure di approvazione interne. Il comunicato non indica alcuna data di entrata in vigore.
Uno squilibrio tariffale che la revisione intende correggere
Il punto centrale per le imprese esportatrici risiede in un confronto fornito dalla SECO. Nel quadro dell'accordo attuale, quasi tutte le importazioni cinesi in Svizzera sono esenti da dazi doganali, mentre ciò vale solo per circa la metà delle esportazioni svizzere verso la Cina. Secondo il comunicato, l'accordo ottimizzato corregge questo squilibrio: il 99,8% delle attuali esportazioni della Svizzera potrà entrare sul mercato cinese in esenzione da dazi.
Il passaggio da circa la metà al 99,8% è dunque l'evoluzione che emerge dal testo. Due precisazioni sono tuttavia necessarie. Da un lato, questa cifra descrive ciò che prevede l'accordo rivisto, e non una situazione già in atto: si applicherà solo al termine delle fasi di firma e di approvazione. Dall'altro, il comunicato non specifica né i prodotti o i settori interessati, né eventuali termini di smantellamento tariffale, né gli importi dei dazi doganali in gioco. Non è quindi possibile, sulla base di questa sola fonte, stimare che cosa cambierebbe concretamente l'accordo per una determinata impresa.
Al di là dei dazi doganali
La revisione non si limita alle tariffe. Secondo la SECO, l'accordo ottimizzato garantisce anche agli investitori svizzeri un accesso al mercato cinese. Le disposizioni relative alle questioni ambientali e ai diritti dei lavoratori saranno inoltre ampliate e rafforzate.
Il comunicato elenca peraltro altri ambiti interessati dall'ottimizzazione:
- le regole d'origine e l'agevolazione degli scambi;
- il commercio di servizi;
- il commercio digitale;
- la concorrenza;
- la cooperazione economica e tecnica.
Il contenuto concreto di questi capitoli non è descritto nel comunicato. La SECO rimanda a due documenti pubblicati lo stesso giorno: un protocollo d'intesa tra il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca e il ministero del Commercio della Repubblica popolare cinese sulla conclusione dei negoziati, nonché una scheda informativa sull'ottimizzazione dell'accordo. Questi documenti non sono stati consultati per il presente articolo.
Che cosa può significare per gli esportatori
Per le imprese svizzere che vendono in Cina, la posta in gioco annunciata è anzitutto tariffale. Una possibile lettura è che gli esportatori i cui prodotti oggi non beneficiano di alcuna esenzione da dazi sarebbero i più direttamente interessati dall'ampliamento annunciato. La fonte non dice tuttavia quali imprese o quali settori ne trarrebbero vantaggio, né in quale misura.
Il comunicato indica inoltre che la revisione riguarda le regole d'origine e l'agevolazione degli scambi, due aspetti che rientrano nella pratica quotidiana degli esportatori, ma non precisa le modifiche apportate. Quanto agli effetti sull'occupazione in Svizzera o sui prezzi pagati dalle economie domestiche, il comunicato non dice nulla; sarebbe prematuro avanzarli.
Il contesto: un accordo del 2014 e un partner di primo piano
L'accordo di libero scambio tra la Svizzera e la Cina risale al 2014. I negoziati sulla sua ottimizzazione sono stati avviati ufficialmente nel settembre 2024 e si sono conclusi dopo cinque cicli di discussioni. Secondo la SECO, la Svizzera ha raggiunto i propri obiettivi negoziali. Si tratta della valutazione della parte svizzera; il comunicato non riporta quella della parte cinese.
Il comunicato ricorda che la Cina è il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo l'Unione europea e gli Stati Uniti. Sempre secondo questo testo, ottimizzando l'accordo il Consiglio federale migliora e garantisce l'accesso al mercato cinese, aiutando così le imprese svizzere a diversificare i loro mercati d'esportazione. Il comunicato non fornisce invece né volumi di scambio né dati che permettano di misurare questo peso o la sua evoluzione nel tempo.
Presenta inoltre la posizione ufficiale svizzera: non riferisce alcuna critica né alcuna lettura divergente, ad esempio sulla portata degli aspetti ambientali e sociali. La loro assenza in questa fonte non permette di concludere che non ve ne siano.
Le prossime tappe
- conclusione dell'esame giuridico dei testi;
- firma dell'accordo, prevista entro la fine del 2026;
- necessarie procedure di approvazione interne;
- entrata in vigore: nessuna data è indicata nel comunicato.




