Il Laboratorio dei microsistemi morbidi (LMTS) dell’EPFL ha presentato il 7 ottobre 2026 FiberMotor, un motore lineare flessibile di 1-3 millimetri di diametro che converte direttamente l’energia elettrica in movimento. I lavori di Sylvain Schaller e Herbert Shea sono pubblicati sulla rivista Advanced Materials con il titolo «Fiber-format flexible linear electrostatic motors». Le prove descritte restano dimostrazioni di laboratorio: le tute robotizzate di assistenza alla deambulazione evocate dalla copertura mediatica sono una prospettiva di ricerca, non un prodotto.

Due fibre incastrate, elettrodi più sottili di un capello

Il dispositivo è composto da due fibre cave concentriche, l’una infilata nell’altra. Attorno a ciascuna sono avvolti in modo serrato elettrodi in filo di rame isolato, leggermente più sottili di un capello umano secondo l’EPFL. Quando a questi elettrodi viene applicata una tensione, forze elettrostatiche tirano ripetutamente le fibre nel loro allineamento. La fibra interna scorre allora nella fibra esterna, come gli elementi di un telescopio che si incastrano l’uno nell’altro.

«FiberMotor è il primo motore in fibra a scorrimento», afferma Herbert Shea, responsabile del laboratorio. Secondo lui, «produce una forza sufficiente ad azionare dispositivi destinati alle applicazioni di robotica morbida, pur restando impercettibile, flessibile e bidirezionale».

Questo motore si inserisce in una continuità: nel 2023 lo stesso laboratorio aveva presentato una pompa sotto forma di fibra, un tubo flessibile in grado di generare una propria pressione e un proprio flusso, destinato a essere cucito nei tessuti intelligenti.

Perché un movimento lineare senza ingranaggi

Sollevare, spingere o tirare si basano su un movimento lineare anziché rotatorio. Nella robotica indossabile, riprodurlo richiede spesso ingranaggi, trasmissioni e altri componenti rigidi e ingombranti. I «muscoli artificiali» esistenti aggirano in parte questo problema, ma la loro ampiezza resta limitata dalla capacità dei loro materiali di allungarsi, contrarsi o piegarsi. Per FiberMotor, l’ampiezza del movimento è limitata, secondo l’EPFL, solo dalla lunghezza delle fibre.

L’assenza di ingranaggi rende inoltre il motore reversibile (backdrivable): può essere trascinato senza pericolo da una forza opposta. Se la persona che lo indossa si muove in modo inatteso o nel senso contrario, le fibre scivolano l’una rispetto all’altra invece di bloccarsi. È un argomento di sicurezza e di comfort per un dispositivo portato a contatto con il corpo.

Che cosa mostrano le prove

I risultati riportati dall’EPFL sono i seguenti:

  • un singolo FiberMotor ha sostenuto carichi statici equivalenti a circa 75 grammi;
  • quattro motori raggruppati hanno sollevato una barretta di cioccolato di 46 grammi e piegato un dito robotico azionato da un tendine;
  • un motore è stato integrato in un prototipo di indumento adattato alla forma di un ginocchio (swissinfo.ch parla di un paio di pantaloni).

Queste cifre indicano l’ordine di grandezza: si tratta di decine di grammi, e il valore di 75 grammi riguarda un carico statico. Le fonti consultate non precisano né la tensione di funzionamento, né la velocità, né il rendimento, né il consumo elettrico, né la durata di vita del motore. Lo studio pubblicato su Advanced Materials forse li contiene, ma non lo abbiamo consultato direttamente. L’esempio del prototipo per il ginocchio mostra un’integrazione in un tessuto; le fonti non dicono che assista effettivamente il movimento di una persona.

Tute robotizzate: una prospettiva, non un’applicazione

Poiché ogni motore è sottile e leggero, i ricercatori prevedono di distribuirne un gran numero in un tessuto intelligente anziché concentrare la forza in un unico motore rigido. Swissinfo.ch, riprendendo l’agenzia Keystone-ATS, evoca tute robotizzate che aiuterebbero a camminare, per esempio per piegare o distendere la gamba. Si tratta di un’ipotesi formulata dal team, al condizionale: nulla nelle fonti indica che un simile indumento sia stato testato su persone.

A termine, il team punta a diversi tipi di dispositivi di assistenza indossabili: esoscheletri morbidi per la mobilità, sistemi aptici indossabili per la realtà virtuale e protesi leggere. Nessuno di essi esiste ancora sulla base di FiberMotor.

I prossimi passi

Per il momento, il team cerca soprattutto di migliorare la potenza e la durabilità del motore, con elettrodi ancora più sottili, costituiti principalmente da isolanti, e un’ottimizzazione dei materiali. Un’altra pista consiste nell’integrare dati sulla posizione e sui movimenti di chi lo indossa, affinché il motore adatti rapidamente il proprio funzionamento all’intenzione di quest’ultimo.

Il primo autore, Sylvain Schaller, ha fondato una start-up, Elecsyor, per commercializzare la tecnologia. Le fonti non indicano né un calendario né un prodotto annunciato. I lavori sono stati finanziati dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) e dalla Fondazione Novo Nordisk.

Fonti