Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha adottato martedì a Ginevra la sua prima risoluzione dedicata all’intelligenza artificiale. Il testo, adottato per consenso secondo l’agenzia Keystone-ATS ripresa da SWI swissinfo.ch, mette in guardia contro le minacce che i sistemi di IA fanno pesare sui diritti umani ed elenca una serie di salvaguardie. Prima di trarne conclusioni, occorre tuttavia precisare chi parla, a chi e con quale forza.

Chi ha adottato cosa

L’autore del testo è il Consiglio dei diritti umani, l’organo dell’ONU che ha sede a Ginevra. Si tratta di una risoluzione, adottata per consenso. I suoi destinatari sono anzitutto gli Stati, nonché, per alcuni punti, l’ONU stessa e altri attori. Il Consiglio ha inoltre adottato per consenso una seconda risoluzione, anch’essa inedita, che chiede agli Stati di proteggere i diritti umani delle donne e delle ragazze nel contesto delle tecnologie digitali, in particolare prevenendo la violenza di genere facilitata da queste tecnologie.

Le salvaguardie richieste

Secondo il resoconto di swissinfo.ch, la risoluzione stabilisce diversi principi:

  • Il diritto internazionale sull’intero ciclo di vita: i sistemi di IA devono rispettarlo in ogni fase, dalla loro progettazione al loro utilizzo.
  • Il divieto degli usi contrari ai diritti umani: qualsiasi applicazione che non rispetti i diritti umani dovrebbe essere vietata.
  • I diritti umani nei quadri nazionali: gli Stati sono esortati a tenere conto dell’impatto dell’IA sui diritti umani quando adottano quadri legislativi e regolamentari; devono combattere la discriminazione e gli altri effetti negativi.
  • Un controllo umano: qualsiasi decisione che coinvolga l’IA deve essere supervisionata da un essere umano, e le responsabilità devono essere chiaramente definite.
  • Una governance aperta: tutti i Paesi, compresi i Paesi in via di sviluppo, dovrebbero poter partecipare alle discussioni sulla regolamentazione dell’IA.
  • Coordinamento e beni pubblici digitali: il testo chiede di rafforzare la collaborazione internazionale, di migliorare la coerenza tra le diverse iniziative e di promuovere i beni pubblici digitali, in particolare l’accesso alle infrastrutture digitali.

Quale portata?

Il resoconto di swissinfo.ch riferisce che cosa chiede la risoluzione, ma non ne precisa la portata giuridica, né il modo in cui gli Stati sono chiamati ad attuarla, e non menziona alcun meccanismo di controllo né alcuna sanzione.

Il seguito previsto è procedurale: l’Alto Commissariato per i diritti umani deve presentare un rapporto entro un anno, e il Consiglio deve tornare sulla questione dell’IA il prossimo giugno.

Che cosa significa per la Ginevra internazionale

Il testo è stato adottato a Ginevra e una parte del suo seguito si giocherà anche lì. Secondo swissinfo.ch, la questione della partecipazione di tutti i Paesi alle discussioni sulla regolamentazione dell’IA sarà affrontata in occasione del prossimo Vertice mondiale sull’IA, previsto a Ginevra in giugno. La città si ritrova così al crocevia di due sedi, il Consiglio e questo vertice, che devono entrambe trattare il tema il prossimo giugno.

E il dibattito svizzero?

Su questo punto la fonte tace. Non precisa né la posizione sostenuta dalla Svizzera durante i negoziati, né il modo in cui la risoluzione potrebbe articolarsi con i lavori di regolamentazione dell’IA in Svizzera. Sarebbe quindi prematuro vedervi una decisione o un orientamento della Confederazione. Ciò che si può dire è che la Svizzera, come gli altri Stati, fa parte dei destinatari dell’appello a integrare i diritti umani nei propri quadri legislativi e regolamentari sull’IA.

Il resoconto non rimanda neppure al testo ufficiale della risoluzione. Aggiungeremo il link al documento primario non appena sarà stato identificato.

Fonti