L'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha annunciato, in un comunicato del 29 settembre 2026, di aver concluso una procedura di enforcement nei confronti della banca Julius Bär. La procedura riguardava crediti di debito privato concessi a un gruppo europeo e relazioni con clienti che coinvolgevano due persone politicamente esposte (PEP) russe. Secondo la FINMA, la banca ha violato gravemente il diritto in materia di vigilanza, in particolare i requisiti di un'adeguata gestione dei rischi e gli obblighi legali di prevenzione del riciclaggio di denaro. La decisione non è ancora passata in giudicato.

Due procedure riunite

Una prima procedura è stata avviata nel dicembre 2024, in merito a diversi crediti concessi a varie entità di un gruppo europeo e al suo fondatore, non nominati. Nel giugno e nel dicembre 2023 e poi nel maggio 2024, la FINMA aveva già imposto ampie misure immediate, in particolare per carenze nelle pratiche creditizie e nella lotta contro il riciclaggio.

Nell'agosto 2025, una seconda procedura ha riguardato possibili violazioni delle norme antiriciclaggio relative a clienti legati a due PEP russe, con misure immediate nel settembre 2025. Poiché entrambi i casi toccavano la gestione dei rischi e la cultura della banca, la FINMA li ha riuniti. Si tratta, secondo l'autorità, della quinta procedura che conclude contro l'istituto in meno di dieci anni.

I crediti di debito privato

Secondo la FINMA, dal 2018 Julius Bär ha sviluppato un'attività di debito privato, i cui prestiti erano in genere garantiti non da garanzie tradizionali, ma da azioni non quotate dei mutuatari. A partire da settembre 2019, la banca ha concesso otto crediti al gruppo europeo e al suo fondatore, per un totale superiore a CHF 1 miliardo nel 2022 e nel 2023. L'autorità contesta in particolare:

  • un'organizzazione e un organico inadeguati: per lungo tempo sono mancati regolamenti interni, controlli efficaci e personale formato;
  • un'attività estranea alla strategia di una banca specializzata esclusivamente nel private banking;
  • numerosi segnali d'allarme ignorati, limiti per debitore che la banca si era fissata costantemente superati e obblighi di notifica dei rischi di concentrazione violati;
  • conflitti d'interesse e incentivi inappropriati, con collaboratori e intermediari esterni che hanno percepito salari e commissioni nell'ordine dei milioni.

Secondo la FINMA, la banca ha inoltre agevolato transazioni poco trasparenti su titoli del gruppo e, in cambio, ha indotto il gruppo a effettuare una transazione di transito di EUR 60 milioni. A fine 2022 il suo portafoglio crediti non rifletteva quindi la realtà economica. L'esposizione di CHF 586 milioni ancora in essere a fine 2023 ha dovuto essere interamente ammortizzata.

Le relazioni con due PEP russe

Secondo la FINMA, nonostante il rischio elevato che presentavano questi clienti, per diversi anni la banca non ha verificato in modo adeguato l'origine dei patrimoni né esaminato con sufficiente rigore articoli di stampa negativi e un comportamento sospetto. Ha inoltre violato i suoi obblighi di comunicazione ai sensi della legge sul riciclaggio di denaro.

Nel 2019 la banca ha fatto un'eccezione alle proprie regole («Know Your Client Exception to Policy», KYC-EtP), basandosi sul sostegno di un suo collaboratore a favore del cliente PEP. Non l'ha rimessa in discussione nei controlli successivi, benché questo collaboratore avesse stretti legami personali con la famiglia di tale cliente.

Le misure

La banca è già intervenuta: nel 2025, su richiesta della FINMA, ha ridefinito la propria propensione al rischio e deciso di separarsi progressivamente da clienti e patrimoni divenuti incompatibili con essa. Ha abbandonato il debito privato, ridotto i crediti, rafforzato i controlli, rivisto le remunerazioni e avviato una trasformazione culturale. L'autorità riconosce inoltre i cambiamenti avvenuti negli ultimi due anni nel consiglio di amministrazione e nella direzione; l'attuale team dirigente è stato nominato dopo i fatti.

Alcune misure immediate sono quindi state revocate o allentate, in particolare per quanto riguarda il capitale e la liquidità, i crediti e le nuove relazioni con PEP di Paesi ad alto rischio. Il comunicato menziona inoltre:

  • rapporti da presentare alla FINMA fino al 2032 sulla cultura del rischio, dell'errore e della conformità;
  • la revoca graduale del divieto, imposto nel settembre 2025, di avviare nuove relazioni con clienti PEP di Paesi ad alto rischio, fino alla conclusione del disimpegno dai patrimoni interessati;
  • fino ad allora, fondi propri supplementari di CHF 250 milioni, importo che in alcuni momenti della procedura è stato più elevato;
  • l'approvazione preventiva da parte della FINMA delle distribuzioni agli azionisti, come i dividendi;
  • la confisca di utili di circa CHF 10 milioni conseguiti, secondo l'autorità, in violazione del diritto in materia di vigilanza con i due gruppi di clienti legati alle PEP russe.

La FINMA ha inoltre avviato procedure nei confronti di tre ex collaboratori potenzialmente responsabili di violazioni.

Che cosa dice della vigilanza

Dal 2017 la FINMA ha constatato violazioni gravi in cinque procedure contro Julius Bär. Nonostante lacune in parte simili e misure mirate, secondo l'autorità la banca non ha attuato il necessario cambiamento della propria cultura del rischio e della conformità. Una possibile lettura è che l'autorità punti qui su un monitoraggio di lunga durata, con rapporti richiesti fino al 2032. La fonte non dice nulla sulle altre banche svizzere.

Fonti