In Francia, mercoledì 7 ottobre la commissione finanze ha approvato un emendamento al progetto di bilancio 2027 che renderebbe imponibile lo scambio di cripto-attività contro stablecoin. Lo riferisce il Journal du Coin in un articolo del 9 ottobre 2026, dal tono apertamente critico. Si tratta di un voto in commissione: il testo non ha forza di legge e deve ancora superare diverse tappe parlamentari.
Che cosa è stato approvato, e da chi
Secondo il Journal du Coin, la misura figura nell’emendamento I-CF1826, presentato dal deputato comunista Nicolas Sansu e da sedici deputati del suo gruppo (GDR). Fa parte dei dieci emendamenti relativi alle cripto-attività del bilancio 2027, secondo il conteggio della testata. La testata precisa che il governo non aveva inserito questa misura nel suo progetto originale.
L’emendamento sopprime il differimento d’imposta di cui beneficiano oggi gli scambi di cripto-attività contro stablecoin, a partire dal 1o gennaio 2027. Riscrive inoltre le regole di calcolo del prezzo di acquisto. Stando al Journal du Coin, riguarda soltanto i token di moneta elettronica ai sensi del regolamento europeo MiCA. La sua relazione illustrativa parla di un «vuoto legislativo» e cita il Regno Unito e l’Italia come esempi.
Che cosa cambierebbe per i detentori
Il Journal du Coin riassume la regola attuale: la plusvalenza di un privato è tassata solo quando le sue cripto-attività vengono convertite in moneta avente corso legale, come l’euro, oppure servono a pagare un bene o un servizio. La conversione in stablecoin, quindi, per ora non è tassata. L’aliquota citata è del 31,4%, con un’esenzione quando le cessioni annue restano inferiori a 305 euro, una soglia che l’emendamento non modifica, secondo la tabella pubblicata dalla testata.
Se l’emendamento entrasse in vigore, la conversione in stablecoin basterebbe a far scattare l’imposta. Il Journal du Coin fa un esempio: un bitcoin acquistato a 30’000 euro e convertito in stablecoin quando ne vale 100’000 genera un guadagno di 70’000 euro. Con l’aliquota del 31,4%, ciò rappresenterebbe 21’980 euro d’imposta già al momento della conversione, mentre oggi questo importo è dovuto solo al ritorno all’euro o in caso di spesa. Gli scambi di una cripto-attività contro un’altra resterebbero non tassati, sempre secondo la tabella della testata.
Sui confronti internazionali proposti dall’emendamento, il Journal du Coin precisa: il Regno Unito tassa effettivamente la conversione in stablecoin, ma al 18% o al 24% a seconda del reddito e dopo una franchigia annua di 3000 sterline sui guadagni. L’Italia ha portato la sua aliquota al 33% dal 1o gennaio 2026, con un’aliquota del 26% sulle stablecoin in euro conformi a MiCA.
L’origine dell’idea: un intervento di imprenditori
Il Journal du Coin collega l’emendamento a un intervento pubblicato il 18 maggio 2026 su Le Monde da tre dirigenti del settore: Jean Meyer, cofondatore e CEO della neobanca Deblock, Pierre Morizot, cofondatore e CEO di Waltio, editore di un software per il calcolo delle imposte sulle cripto-attività, e Damien Patureaux, cofondatore e dirigente di Lyzi, una soluzione di pagamento in cripto-attività per i commercianti. La testata stessa segnala che Waltio è stata sua partner commerciale fino al 2025.
Secondo il Journal du Coin, l’intervento chiedeva due cose: tassare la plusvalenza già al momento della conversione di una cripto-attività in stablecoin, rendendo neutro il ritorno all’euro, e calcolare l’imposta attività per attività anziché sull’insieme del portafoglio. I firmatari vi descrivevano i guadagni latenti come «altrettanta base imponibile che dorme fuori dal circuito bancario francese» e stimavano il mancato gettito tra 1 e 3 miliardi di euro all’anno.
Per difendere la riforma, i suoi sostenitori fanno valere, secondo la testata, che una stablecoin regolamentata è giuridicamente moneta elettronica. Possono inoltre appoggiarsi alla Corte dei conti, che nel dicembre 2023 giudicava il regime francese «inadatto all’utilizzo delle cripto-attività come mezzi di pagamento».
Le posizioni contrarie
Il presidente dell’Adan (Association pour le développement des actifs numériques), Stanislas Barthelemi, ha dichiarato al Journal du Coin che l’associazione è «ovviamente contraria» agli emendamenti votati in commissione. «Non esprimersi pubblicamente non significa che l’associazione sia favorevole, la stragrande maggioranza è contraria a queste misure», ha aggiunto, assicurando che queste misure finiranno per essere scartate, altrimenti «picchieremo collettivamente molto duro».
Il Journal du Coin rileva che tra i membri dell’Adan figurano due emittenti di stablecoin in euro, Circle e Société Générale Forge, i cui token rientrano nella categoria presa di mira dall’emendamento. Osserva inoltre che due delle tre aziende i cui dirigenti hanno firmato l’intervento sono membri dell’associazione.
In un editoriale pubblicato il 30 settembre e citato dalla testata, l’avvocato Alexandre Lourimi (studio ORWL) denuncia una discriminazione tra stablecoin conformi e non conformi: limitata ai token regolamentati, la riforma «offrirebbe un premio alle stablecoin in dollari non conformi a MiCA». Propone piuttosto di rivedere il calcolo del prezzo di acquisto.
L’analisi del Journal du Coin
Al di là dei fatti, l’articolo del Journal du Coin è un testo d’opinione. La testata ritiene che la riforma sposterebbe il vantaggio fiscale dal detentore che resta in stablecoin a chi spende o riconverte in euro, e sottolinea che le attività dei firmatari dell’intervento (neobanca cripto, pagamenti, calcolo delle plusvalenze) traggono vantaggio dalla circolazione del denaro. Precisa tuttavia che «nulla di tutto ciò rende l’argomento sbagliato, e si può difendere in buona fede una riforma che ci fa comodo».
Più in generale, il Journal du Coin vede in questo dibattito il segno di un’industria diventata dipendente dalle autorizzazioni e dallo Stato, e deplora che «il privato, il primo interessato», non abbia avuto nessuno a rappresentarlo. Queste valutazioni sono quelle della testata.
Prossime tappe: nulla è ancora legge
Secondo il Journal du Coin, l’esame in aula riparte dal testo del governo a partire dal 13 ottobre, e il voto solenne sulla parte entrate è fissato al 20 ottobre. Il presidente dell’Adan cita poi il parere del governo, il Senato e la commissione mista paritetica come tappe decisive. La testata ricorda che un’altra misura approvata in commissione, la dichiarazione dei portafogli a partire da 5000 euro, era stata infine soppressa in commissione mista paritetica il 28 aprile 2026.
A questo stadio, la tassazione delle conversioni in stablecoin resta quindi una proposta approvata in commissione, e non una regola fiscale in vigore.
Fonti
- Journal du Coin, «Taxe sur les stablecoins : qui a vendu vos impôts à Bercy ?», 9 ottobre 2026.
Il testo dell’emendamento I-CF1826 non è collegato nell’articolo di origine.



