Secondo l’ultima indagine CFO (Chief Financial Officer, ovvero direttore finanziario) di Deloitte, quasi nove direttori finanziari su dieci si aspettano che il lavoro umano resti preponderante nella loro funzione tra tre anni. Il 23 ottobre 2026 la rivista PME pubblica l’analisi di Alexandre Buga sull’intelligenza artificiale (IA) per le PMI, le piccole e medie imprese: lo strumento deve alleggerire il direttore finanziario, non sostituirlo.

Che cosa dice l’indagine CFO di Deloitte

L’articolo di PME riprende anzitutto un risultato dell’indagine: l’essere umano manterrà il controllo nella funzione finanziaria. Lo pensano quasi nove direttori finanziari su dieci, con un orizzonte di tre anni.

Il loro ruolo, tuttavia, cambierà. Elaboreranno meno informazioni finanziarie e dedicheranno più tempo a interpretarle e a decidere. L’IA tratterà volumi di dati più importanti, ma i responsabili finanziari manterranno il controllo delle decisioni.

I CFO svizzeri indicano anche gli ambiti in cui intendono investire nell’IA:

  • la gestione e l’analisi dei dati;
  • l’efficienza operativa;
  • la pianificazione e il reporting.

Che cosa rientra nel parere dell’esperto

Il resto dell’articolo è la lettura di Alexandre Buga, non un risultato dell’indagine. A suo avviso, investire nell’IA non è necessariamente sinonimo di risparmi. Il ritorno finanziario non è immediato, e l’investimento deve anzitutto creare valore per l’impresa.

L’autore si basa anche su un altro studio, lo swissVR Monitor, che presenta come «il nostro studio». Molte imprese vi dichiarano di disporre di un quadro di governance per l’IA generativa. Ma meno di una su cinque fa convalidare tutti i contenuti da una persona. Per lui, quindi, una direttiva sull’uso dell’IA non basta.

Quali compiti finanziari può automatizzare l’IA?

L’elaborazione delle fatture dei fornitori è il primo esempio citato. L’IA estrae i dati e individua i doppioni, gli importi insoliti o le modifiche delle coordinate bancarie. Segnala poi questi casi alla persona responsabile, che li verifica.

La previsione di liquidità è il secondo esempio. L’IA analizza i flussi storici, le fatture aperte, le abitudini di pagamento e i dati operativi. Ne ricava diversi scenari, utili di fronte alle variazioni degli ordini, ai ritardi di pagamento o ai costi volatili.

Questi esempi descrivono ciò che lo strumento può fare. L’articolo non dice quante PMI svizzere lo utilizzino già in questo modo.

Che cosa resta umano nella finanza aziendale

L’approvazione finale di un pagamento resta soggetta ai controlli abituali. L’obiettivo, secondo l’autore, non è eliminare l’intervento umano, ma concentrarlo là dove il rischio è più elevato.

Prevedere non è decidere. La direzione valuta gli scenari e aggiunge ciò che i sistemi ignorano, per esempio un cliente che annuncia una ristrutturazione. Sceglie poi se preservare liquidità, adeguare le spese o cercare un finanziamento.

Il direttore finanziario conserva così ciò che non si delega: il giudizio, il dialogo con i portatori d’interesse e la qualità delle decisioni. Per Alexandre Buga si tratta di automatizzare ciò che può esserlo senza affidare la responsabilità a una macchina.

Indagine o parere: chi dice che cosa

PuntoOrigineChe cosa viene detto
Ruolo dell’essere umanoIndagine CFO di DeloitteQuasi nove direttori finanziari su dieci lo ritengono preponderante tra tre anni
Priorità d’investimentoIndagine CFO di DeloitteDati, efficienza operativa, pianificazione e reporting
Convalida umana dei contenutiswissVR MonitorMeno di un’impresa su cinque fa convalidare tutto da una persona
Redditività dell’IAParere dell’autoreNessun risparmio garantito, prevale il valore creato
Fatture e liquiditàParere dell’autoreEsempi d’uso, con controllo umano delle anomalie e delle decisioni

IA per le PMI: i primi passi concreti in Svizzera

Molti progetti di IA restano allo stadio sperimentale, secondo l’autore. La difficoltà sta nell’integrarli nei processi, nei controlli e nelle responsabilità. Anche un rapporto di OpenAI su gli agenti IA nelle PMI europee invitava ad andare oltre i progetti pilota.

Per passare dalla prova all’uso, Alexandre Buga propone un approccio semplice:

  • designare una persona responsabile del progetto;
  • stabilire i costi, i risultati attesi e i criteri per misurarli;
  • decidere quali compiti si automatizzano, quali eccezioni si verificano e chi ne risponde;
  • valutare lo strumento dopo un periodo definito, poi adattarlo o abbandonarlo.

I criteri che contano sono il tempo guadagnato, gli errori evitati e decisioni migliori.

I dati sono l’altro cantiere. Una PMI deve rispettare la legislazione svizzera sulla protezione dei dati, anche nella scelta dello strumento. Prima di trasmettere dati di clienti, fornitori o dipendenti, deve sapere dove vengono trattati, per quali scopi possono essere riutilizzati e chi vi può accedere.

L’autore raccomanda quindi strumenti professionali adeguati. Consiglia anche regole semplici sui dati che vi possono, o non vi possono, essere utilizzati.

Che cosa non si sa ancora

L’articolo di PME non indica né l’indirizzo dell’indagine CFO, né la sua data, né il numero di direttori finanziari interpellati. Non è pubblicata nemmeno la percentuale esatta dietro «quasi nove su dieci».

Non si conosce nemmeno la quota di CFO svizzeri che hanno già automatizzato un compito, né il guadagno misurato in una PMI. Le cifre disponibili descrivono aspettative e intenzioni d’investimento, non risultati ottenuti.

Fonti