OpenAI ha pubblicato un rapporto sull’uso dei suoi strumenti in Europa. La sua constatazione: gli agenti IA, quei sistemi che eseguono compiti invece di limitarsi a rispondere a domande, progrediscono nettamente nelle aziende dell’Unione europea, comprese le PMI. Ma tra le aziende più avanzate, l’Europa resta molto indietro rispetto al Nord America. Cifre da leggere con attenzione, perché provengono da un fornitore che vende questi strumenti.
Che cosa misura davvero il rapporto
Secondo OpenAI, citata da TechRadar Pro, gli agenti rappresentano ormai il 55% dei token generati presso i clienti Enterprise e Business dell’azienda nell’Unione europea, contro il 45% per gli usi più classici dell’IA generativa. I token sono le unità di testo prodotte da un modello: più uno strumento lavora, più ne genera.
È qui che risiede la sfumatura essenziale, sottolineata da TechRadar Pro: la misura riguarda il volume di token, non la proporzione di aziende che utilizzano l’IA. Il rapporto non dice quindi che più aziende ricorrono già ad agenti, ma che quelle che li hanno adottati generano più contenuti delle altre.
La media europea nasconde grandi differenze. Sempre secondo il rapporto, la quota degli agenti raggiunge solo il 22% in Slovenia, il 26% in Austria e il 29% in Portogallo, mentre sale all’85% in Lituania, all’81% a Cipro e al 79% in Ungheria.
Le PMI accelerano con ChatGPT Work
OpenAI afferma che le piccole imprese cominciano a recuperare terreno sulle grandi organizzazioni, che investono da più tempo nell’intelligenza artificiale. Il numero di utenti attivi settimanali di Codex e di ChatGPT Work nelle PMI europee si sarebbe moltiplicato per più di otto in meno di sei mesi. L’accelerazione più forte coincide con l’apertura al pubblico di ChatGPT Work, lo strumento agentico che OpenAI ha integrato nella sua «superapp».
Questa constatazione riguarda l’uso dei prodotti di OpenAI, misurato da OpenAI. Non dice nulla degli altri fornitori, né dei guadagni reali ottenuti dalle aziende.
«L’Europa entra ormai in una nuova era dell’IA, con strumenti capaci di svolgere compiti per gli utenti», dichiara Sarah Friar, direttrice finanziaria di OpenAI.
Un ritardo tra le aziende pioniere
Il rapporto definisce aziende «pioniere» il 10% delle organizzazioni che generano più token per utente attivo. Secondo OpenAI, l’Unione europea ne conta solo circa il 10%, dietro la regione EMEA esclusa l’UE (11%), l’Asia-Pacifico (13%) e soprattutto il Nord America, che ne concentra il 65%.
Il divario riguarda anche la velocità. Tra maggio e settembre, le aziende pioniere situate fuori dall’Unione europea hanno moltiplicato la loro attività per 12,9, contro 6,1 per le loro omologhe europee, secondo il rapporto.
OpenAI vi vede non tanto una cattiva notizia quanto un potenziale di crescita in Europa, una lettura che serve anche i suoi interessi commerciali.
Costi, accessibilità, competenze: gli ostacoli citati
Alle aziende che ritengono di non sfruttare appieno l’intelligenza artificiale, OpenAI raccomanda soprattutto di superare la fase delle sperimentazioni e dei progetti pilota. Il rapporto mette in evidenza una migliore accessibilità degli strumenti, tariffe più abbordabili e lo sviluppo delle competenze all’interno dei team. «Dare ai cittadini gli strumenti, le competenze e la fiducia necessari per usare bene l’IA contribuirà a creare aziende più solide ed economie in crescita, con benefici percepiti in tutta Europa», aggiunge Sarah Friar.
Per una PMI svizzera, questi ostacoli sono concreti: quanto costa un uso intensivo di agenti IA, strumenti adatti alle sue dimensioni, collaboratori formati. Le fonti non forniscono tuttavia alcuna cifra sulla Svizzera, che non può quindi essere collocata in questa classifica.
Jensen Huang spinge l’Europa ad accelerare
Secondo l’AFP, ripresa da Allnews, Jensen Huang, capo di Nvidia, ha esortato giovedì sera a Stoccolma l’Europa a intensificare la sua industria dell’IA. «Ogni azienda sarà un giorno un’azienda di IA. Ogni settore sarà toccato dall’IA», ha dichiarato in occasione del lancio di Sferical One, un supercomputer svedese dotato di chip Nvidia.
Nvidia ha investito otto miliardi di dollari nell’IA in Europa nel corso dell’ultimo anno, ha indicato Jensen Huang all’AFP, citando in particolare il fornitore britannico di data center e di cloud IA Nscale e il fornitore olandese di cloud IA Nebius. Come OpenAI, Nvidia vende ciò che raccomanda: il suo appello è una dichiarazione d’intenti, non una misura di ciò che fanno realmente le aziende europee.
Fonti
- TechRadar Pro (Francia): «“Il prossimo capitolo dell’IA in Europa sarà agentico”: OpenAI constata una forte progressione, ma un ritardo persiste»
- Allnews: «Per il capo di Nvidia, ogni azienda finirà per diventare un’azienda di IA»




