JPMorgan Chase non permette ad agenti IA esterni di effettuare operazioni sui conti dei suoi clienti privati. Jamie Dimon, il suo numero uno, ha confermato questa posizione il 13 ottobre, durante la presentazione dei risultati trimestrali. Bonifici e pagamenti di fatture avviati da un assistente autonomo di terzi restano quindi bloccati. La banca invoca la sicurezza dei suoi clienti, pur sviluppando i propri strumenti per automatizzare la gestione del loro denaro. Ecco che cosa comporta questa posizione, e perché la questione va oltre il caso di una sola banca.

Che cos’è un agente IA bancario

Un agente IA è un software che non si limita a rispondere a domande: agisce in modo autonomo per conto del suo utente. Applicato alla banca, il termine designa un assistente capace di consultare dei conti, di confrontare dei rendimenti e poi di eseguire da sé un bonifico o di saldare una fattura. È proprio quest’ultimo passo, l’esecuzione di una transazione, che JPMorgan nega agli agenti provenienti dall’esterno.

Leggere sì, agire no

Secondo la CNBC, citata da Journal du Coin, una portavoce di JPMorgan ha confermato che la banca vieta a terzi di recuperare le credenziali bancarie dei clienti per accedere al loro posto. Non è stato annunciato alcun calendario per un’apertura alle operazioni di agenti esterni.

La banca distingue tuttavia l’esecuzione di una transazione dalla consultazione di dati. Sostiene la condivisione sicura, autorizzata dal cliente, tramite fornitori di open banking come Plaid. Un assistente può così accedere a determinate informazioni in sola lettura, per esempio un saldo, senza poter spostare i fondi.

Nel merito, la linea di demarcazione si capisce: un accesso in lettura espone informazioni, un accesso in scrittura espone denaro. E un software che si collega con le credenziali del cliente dispone di tutte le chiavi del conto, senza che la banca possa distinguere il titolare dal suo agente.

La questione della responsabilità

Jamie Dimon ha sollevato anche la questione della responsabilità quando un cliente delega delle azioni a un agente. Le sue dichiarazioni, così come riportate, non precisano a quali condizioni una perdita sarebbe a carico del cliente, del fornitore dell’agente o della banca. Probabilmente è qui che si trova il nodo della questione: se un agente esegue un bonifico errato, perché ha frainteso un’istruzione o perché è stato manipolato, chi rimborsa?

Prudenza non significa rifiuto dell’IA

JPMorgan non rinuncia per questo all’IA autonoma. Il gruppo utilizza già agenti al suo interno e prepara applicazioni destinate alla sua clientela. Il suo direttore finanziario, Jeremy Barnum, ha confermato un progetto pilota mirato di Smart Cash, uno strumento concepito per anticipare i flussi di liquidità e spostare fondi in modo da migliorarne la remunerazione.

Il contrasto merita di essere sottolineato: la banca non esclude che un agente sposti il denaro dei suoi clienti, purché si tratti del proprio. La sicurezza, peraltro, non è l’unica posta in gioco. Secondo la CNBC, assistenti capaci di confrontare i rendimenti e di facilitare i trasferimenti potrebbero rendere i depositi più mobili. Per le banche, ciò potrebbe accrescere la concorrenza sulla remunerazione del risparmio e rincarare il loro finanziamento.

Le stablecoin, un’altra via con le stesse domande

Esistono altre infrastrutture per i pagamenti effettuati da agenti. Il protocollo x402, lanciato da Coinbase nel maggio 2025, permette a software e ad agenti IA di pagare servizi digitali in stablecoin direttamente nei loro scambi con un server web, per esempio per pagare l’accesso a un’API presso un fornitore compatibile.

Questo dispositivo non dà tuttavia alcun accesso ai fondi di un conto bancario: l’agente deve disporre di un portafoglio alimentato e delle autorizzazioni necessarie. La sicurezza delle chiavi, i limiti di spesa e l’affidabilità del destinatario restano determinanti. Poter pagare, tecnicamente, non risolve dunque la questione del controllo. Conto bancario o stablecoin, gli assistenti finanziari dovranno conciliare automazione, consenso dell’utente e attribuzione delle responsabilità in caso di errore.

E in Svizzera?

Le fonti consultate non dicono nulla della posizione delle banche svizzere su questo tema. Le questioni sollevate da JPMorgan si pongono tuttavia a qualsiasi istituto che gestisca conti di privati. Bisogna permettere a un agente esterno di leggere un saldo, ma non di impartire un ordine? Chi risponde di un errore commesso da un assistente incaricato dal cliente? E una banca può sviluppare i propri agenti chiudendo nel contempo la porta a quelli degli altri, senza che si ponga la questione della concorrenza?

Almeno una cosa emerge dalla posizione di JPMorgan, utile a qualsiasi utente di un assistente IA: una condivisione di dati autorizzata in sola lettura non ha nulla a che vedere con la trasmissione delle proprie credenziali di accesso bancarie a un servizio di terzi.

Fonti

  • Journal du Coin: «Il capo di JPMorgan giudica gli agenti IA esterni troppo rischiosi per i conti bancari»