La revisione della legge sulle poste non mette tutti d’accordo. Secondo Keystone-ATS, ripresa da SWI swissinfo.ch, il progetto del governo ha suscitato critiche provenienti sia dalla sinistra sia dalla destra dello schieramento politico durante la procedura di consultazione, che si è conclusa giovedì. La Posta, dal canto suo, accoglie con favore le modifiche proposte. Si tratta per ora di un avamprogetto: nessuna modifica della legge è stata adottata.

Che cosa mira a ottenere la revisione della legge sulle poste

Il governo ha posto in consultazione il suo progetto a giugno. Secondo il dispaccio, intende così rispondere a due evoluzioni: il calo della domanda di servizi postali tradizionali e l’estensione, da parte della Posta, di attività commerciali che vanno oltre il suo mandato di base.

La fonte non descrive nel dettaglio l’insieme delle misure. Dalle reazioni emergono tuttavia due parti del testo: una riduzione prevista delle prestazioni a partire dal 2030 e regole che disciplinano le acquisizioni di imprese da parte della Posta. Il testo dell’avamprogetto non è collegato nel dispaccio.

Gli ambienti economici chiedono più apertura

A destra, gli ambienti economici rimproverano al progetto un’apertura del mercato insufficiente. Giudicano inoltre troppo permissive le restrizioni previste per le acquisizioni di imprese. Sullo sfondo si pone la questione della concorrenza tra un’impresa pubblica e attori privati quando la prima si estende al di fuori della sua attività principale.

La sinistra e le regioni temono per il servizio universale

I partiti di sinistra e le regioni criticano invece la riduzione delle prestazioni prevista a partire dal 2030. Secondo il dispaccio, temono una rete postale meno capillare e una diminuzione del numero di giorni di distribuzione. Questi timori riguardano il servizio universale, ossia le prestazioni di base che la legge garantisce a tutta la popolazione.

La Posta difende una «regolamentazione dinamica»

La Posta accoglie con favore le modifiche prospettate, che definisce una «regolamentazione dinamica». L’azienda sottolinea l’importanza di disporre di un margine di manovra.

Le prossime tappe

Il dispaccio non precisa né il calendario né il seguito esatto della procedura. In generale, al termine di una consultazione, il governo analizza i pareri ricevuti, poi decide se mantenere, modificare o abbandonare il suo progetto. Se lo mantiene, trasmette un disegno di legge ai parlamentari, che possono ancora emendarlo o respingerlo. Le critiche espresse durante la consultazione non hanno dunque valore di decisione, così come l’avamprogetto stesso.

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