Gli occhiali dotati di una telecamera non hanno posto a bordo vasca né negli spogliatoi. È il messaggio lanciato lunedì 12 ottobre da tre associazioni della Svizzera tedesca: l'associazione svizzera dei maestri di nuoto, l'associazione delle piscine e la federazione svizzera della sauna. In una presa di posizione comune ripresa dall'agenzia Keystone-ATS, ritengono che i regolamenti delle piscine comunali e locali debbano vietare l'uso di questi apparecchi.
Una raccomandazione, non un divieto legale
Occorre innanzitutto precisare la natura dell'iniziativa. Sono associazioni professionali che si rivolgono ai gestori: consigliano alle città e ai comuni di modificare i regolamenti dei loro impianti. Secondo loro, l'uso di apparecchi ottici dotati di una funzione di registrazione deve ormai essere escluso dall'insieme delle strutture.
Affinché questa regola sia applicabile sul campo, le associazioni hanno elaborato una guida destinata al personale e un manifesto informativo per i bagnanti. Concretamente, spetta quindi a ogni gestore, spesso un comune, decidere se integrare questo divieto nel proprio regolamento interno.
Che cosa filmano questi occhiali, e perché preoccupano
I cosiddetti occhiali intelligenti sono dotati di una telecamera integrata, che permette di scattare foto o di girare video.
È proprio questo punto a motivare le associazioni: questi apparecchi sono difficili da distinguere da occhiali normali. Nel loro comunicato mettono in guardia contro foto e video ripresi all'insaputa delle persone filmate, e ritengono che la sfera privata sia minacciata nelle vasche e negli spogliatoi, luoghi in cui per definizione si è poco vestiti.
Come riconoscerli? Le associazioni non forniscono un elenco di segni distintivi, ed è proprio perché questi occhiali somigliano a modelli normali che il controllo è delicato. La loro raccomandazione riguarda del resto, in modo ampio, tutti gli apparecchi ottici dotati di una funzione di registrazione, piuttosto che un tipo di prodotto in particolare.
Una questione di sfera privata
Nel merito, la questione tocca la protezione della sfera privata, un tema particolarmente sensibile in luoghi come le vasche, le saune e gli spogliatoi. Proponendo una regola iscritta nel regolamento degli impianti, le associazioni intendono soprattutto dare al personale un mezzo per intervenire, sostenuto dalla guida e dal manifesto che hanno preparato.
Una pressione politica crescente nella Svizzera tedesca
L'iniziativa delle associazioni si inserisce in un contesto più ampio. Secondo swissinfo.ch, la pressione sulle autorità si è accentuata negli ultimi mesi: a Berna, a Zurigo e in altre città sono state depositate mozioni per chiedere il divieto degli occhiali connessi nelle piscine comunali e negli impianti sportivi. A fine agosto, la stessa testata rilevava già che Basilea, Lucerna e altre città svizzere si preoccupavano della presenza di questi apparecchi nei bagni pubblici.
In Svizzera romanda, per ora nessuna misura
Al di là della Sarina, l'approccio è più attendista. L'Associazione delle piscine romande e ticinesi (APRT) ha indicato a Keystone-ATS di non adottare alcuna misura per il momento. Non ha ricevuto alcuna segnalazione concreta legata a questo fenomeno ancora relativamente recente, ma precisa che il suo personale è stato formato e sensibilizzato sulla questione.
Questa differenza di ritmo non ha nulla di sorprendente: le associazioni svizzerotedesche reagiscono a un dibattito politico già avviato in diverse grandi città, mentre la Romandia non segnala incidenti. Resta da vedere se i comuni romandi adegueranno a loro volta i propri regolamenti, o se la sensibilizzazione del personale basterà.




