Due annunci pubblicati a un giorno di distanza raccontano lo stesso movimento. Il 20 ottobre 2026, Fintechnews Switzerland riferisce che J.P. Morgan rende disponibile JPM Coin, il suo token di deposito denominato in dollari, su Ethereum per i propri clienti istituzionali. Il giorno prima, il 19 ottobre, una nota di Citi Research presentava il protocollo Aave come una possibile infrastruttura per il finanziamento di asset tokenizzati. In entrambi i casi, grandi banche guardano verso blockchain pubbliche, e non più soltanto verso reti private.

JPM Coin passa da Base a Ethereum

Secondo Fintechnews Switzerland, è Kinexys, l'unità blockchain di J.P. Morgan, a guidare l'operazione. Ethereum diventa la seconda blockchain pubblica del token, dopo il lancio nel novembre 2025 su Base, una rete di livello 2 costruita sopra Ethereum. I clienti possono ora trasferire JPM Coin su entrambe le reti e detenere liquidità «on-chain» accanto agli asset, alle garanzie e alle controparti con cui già operano.

La banca motiva questa scelta con la profondità della liquidità e il volume di asset tokenizzati presenti su Ethereum. Afferma che le grandi istituzioni attive nelle criptoattività e negli asset reali tokenizzati (RWA) cercano sempre più liquidità on-chain emessa da istituti finanziari riconosciuti, compatibile con i loro prodotti di deposito esistenti. Sempre secondo la fonte, J.P. Morgan Asset Management ha lanciato all'inizio di quest'anno fondi del mercato monetario tokenizzati su questa stessa rete.

Concretamente, il token consente trasferimenti diretti tra clienti istituzionali all'interno dell'ecosistema EVM, l'insieme delle blockchain compatibili con il software di Ethereum, tra cui Base ed Ethereum. J.P. Morgan afferma che ciò riduce gli attriti nelle transazioni di asset digitali. I clienti potrebbero anche gestire funzioni di tesoreria programmabili dai propri portafogli; nella fonte la formulazione resta al condizionale.

Quanto alle cifre, la banca indica che la piattaforma Kinexys ha elaborato oltre 4'000 miliardi di dollari di transazioni cumulate dalla sua creazione, con un volume giornaliero medio di 7 miliardi di dollari. Questi importi sono pubblicati dalla stessa J.P. Morgan; la fonte non precisa né la data di creazione considerata né il periodo su cui è calcolata la media giornaliera, e riguardano l'insieme di Kinexys, non il solo JPM Coin.

Due dichiarazioni accompagnano l'annuncio. Per Matthew Dawson, cofondatore di Ethereum Institutional, «è un segnale chiaro che la finanza istituzionale sta passando a un'infrastruttura pubblica e verificabile». Emma Landriault, responsabile globale di Kinexys Labs, afferma che l'infrastruttura finanziaria tokenizzata «non è più teorica» e che «sta già ristrutturando la liquidità, il regolamento e i flussi di asset digitali».

Token di deposito o stablecoin bancario: la differenza

JPM Coin è presentato come un token di deposito («deposit token»), non come uno stablecoin. La sfumatura dipende dalla natura di ciò che il token rappresenta. Un token di deposito è la forma digitale di un deposito bancario: resta un credito nei confronti della banca che lo emette, in questo caso J.P. Morgan, e si inserisce nei suoi abituali prodotti di deposito, ciò che la banca mette appunto in evidenza. Uno stablecoin è, nello schema corrente, un token emesso da un'entità che lo garantisce con riserve per stabilizzarne il valore, e che circola più ampiamente.

Questa distinzione è una chiave di lettura generale; la fonte non descrive in dettaglio né lo statuto giuridico di JPM Coin né le condizioni di accesso dei clienti. Aiuta tuttavia a capire l'argomento della banca: offrire alle istituzioni una moneta on-chain che resta denaro bancario, su una rete pubblica dove si trovano già asset tokenizzati.

Citi Research vede in Aave uno strumento di mobilità del collaterale

La nota di Citi Research, firmata dagli analisti Peter Christiansen e Aditi Balachandran e intitolata «Aave – Bringing Real World Finance Onchain», è riportata dal Journal du Coin. Propone un ragionamento in tre tempi: la tokenizzazione determina quali asset assumono la forma di token, gli stablecoin servono poi al regolamento, e protocolli come Aave organizzano il finanziamento di questi asset e il loro uso come garanzie. Citi parla di «mobilità dei collaterali».

L'idea è nota alla finanza tradizionale, ad esempio con i prestiti garantiti da titoli: ottenere liquidità apportando un asset in garanzia anziché venderlo. La nota cita i fondi del mercato monetario, il credito privato, i titoli del Tesoro e, a termine, le azioni. Menziona Aave V4, Horizon e lo stablecoin GHO tra le iniziative che avvicinano garanzie, liquidità e finanziamento. Con Horizon, gli investitori idonei possono depositare determinati asset tokenizzati in garanzia per prendere in prestito stablecoin, senza cedere il proprio investimento. Questo tema del collaterale rimesso in circolazione non è esclusivo di Aave: anche il Nasdaq sostiene una lettura analoga.

Il Journal du Coin sottolinea un punto importante: si tratta di un'analisi del potenziale del protocollo, e non dell'annuncio di una partnership o di un investimento di Citi. La nota non sostiene che Aave sostituisca già le infrastrutture tradizionali. Il ruolo prospettato resta subordinato all'integrazione degli asset e a parametri di rischio adeguati.

I limiti ricordati dalle fonti

Un fondo tokenizzato mantiene le sue caratteristiche giuridiche ed economiche, anche quando un protocollo decentralizzato lo accetta in garanzia. Condizioni di accesso, restrizioni al trasferimento e diritti dei detentori restano determinanti. L'importo che si può prendere in prestito dipende dal valore del collaterale e dai limiti del protocollo; un calo di questo valore può comportare una liquidazione, ossia la vendita di una parte delle garanzie per rimborsare il debito. Infine, la crescita dei depositi o dei prestiti non basta a dimostrare un'adozione istituzionale duratura: servono anche una liquidità sufficiente e una gestione solida delle garanzie.

Che cosa segnala per la tokenizzazione in Svizzera

Quanto segue è un'analisi. Le due fonti non citano alcun attore svizzero e non dicono nulla del quadro elvetico. Descrivono tuttavia un'evoluzione che la piazza svizzera della tokenizzazione segue da vicino: le grandi banche non si accontentano più di reti chiuse, collocano denaro bancario su blockchain pubbliche, e analisti bancari esaminano i protocolli di finanza decentralizzata come strumenti di finanziamento, e non più soltanto come piattaforme di prestito cripto.

Per gli emittenti di asset tokenizzati, le piattaforme e le banche attive in questo ambito, la questione posta dalla nota di Citi è concreta: un asset tokenizzato acquista utilità se può servire da garanzia, e non solo se circola più rapidamente. La disponibilità di una moneta bancaria on-chain, come JPM Coin, va nella stessa direzione, fornendo la gamba «cash» delle transazioni. Resta da vedere a quale ritmo questi usi passeranno dalla fase di annuncio e di analisi a quella di volumi misurabili, cosa che le fonti non permettono ancora di dire. La stessa dinamica si legge del resto nell'arrivo degli stablecoin nei pagamenti, fino alle banche giapponesi.

Fonti