La crescita del settore privato della zona euro ha rallentato nell'ottobre 2026. L'indice PMI flash pubblicato il 23 ottobre da S&P Global scende a 51,9 punti, dopo i 53,1 di settembre. In Francia cala a 48,4, sotto la soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Le manifestazioni francesi e il rincaro dell'energia spiegano questo rallentamento, secondo S&P Global.

Che cosa misura l'indice PMI?

L'indice dei direttori degli acquisti, o PMI (per Purchasing Managers' Index), è un barometro ricavato da sondaggi presso le aziende. Si basa su ciò che le aziende interpellate dichiarano della propria attività.

La sua lettura dipende da una soglia. Sopra i 50 punti, l'indice segnala un'espansione dell'attività; sotto, una diminuzione. Un calo da 53,1 a 51,9 indica quindi una crescita più lenta, non una contrazione.

Il suo interesse sta nella rapidità. S&P Global pubblica i suoi PMI ogni mese, prima delle statistiche ufficiali comparabili. L'indice flash della zona euro è uscito il 23 ottobre 2026 alle 08:00 UTC, quello della Francia alle 07:15 UTC, ancora prima della fine del mese misurato.

Zona euro: una crescita che rallenta a un livello ancora elevato

Il dato di ottobre si legge in due modi. A settembre l'indice aveva raggiunto 53,1 punti, il livello più alto dal 2023. Il calo a 51,9 segna quindi un netto rallentamento in un mese.

Chris Williamson, capo economista di S&P Global, insiste sull'altra lettura. Secondo lui, l'indice resta «uno dei più elevati registrati negli ultimi tre anni». Il settore privato della zona euro continua quindi a crescere, ma meno rapidamente.

Il freno principale viene dalla Francia. I servizi francesi sono tornati a calare, dopo le mobilitazioni sociali e i disordini che hanno colpito numerosi commercianti. Ma l'attività ha rallentato anche nel resto della zona euro, nell'industria come nei servizi.

Il rincaro dei carburanti, legato al conflitto in Medio Oriente, pesa ovunque. Ha spinto la Banca centrale europea (BCE) a inasprire la sua politica monetaria. Chris Williamson rileva anche «una nuova intensificazione delle pressioni inflazionistiche».

Francia: un settore privato in calo e un morale ai minimi dal 2020

In Francia, l'indice del settore privato passa da 51,1 a settembre a 48,4 a ottobre, il livello più basso da quattro mesi. Sono in calo sia i servizi (48,4) sia l'industria manifatturiera (48,5).

La domanda è diminuita con la maggiore intensità da maggio. Le aziende interpellate descrivono clienti che rinviano le loro decisioni e rimandano nuovi progetti. Gli ordini dall'estero diminuiscono per l'undicesimo mese consecutivo.

L'occupazione cala per il sesto mese di fila, con partenze non sostituite e contratti a tempo determinato non rinnovati. L'indicatore delle prospettive a dodici mesi scende al livello più basso dall'aprile 2020. S&P Global collega questo pessimismo all'avvicinarsi delle presidenziali del 2027 e ai dibattiti sul bilancio.

I prezzi inviano un segnale contrastante. Le tensioni si sono attenuate nel complesso, ma i prezzi di vendita dell'industria sono aumentati con la maggiore intensità da maggio. Per Joe Hayes, analista di S&P Global Market Intelligence, il rincaro dell'energia «non si è ancora diffuso in modo significativo al resto dell'economia».

Gli indici PMI di ottobre in una tabella

IndicePerimetroSettembre 2026Ottobre 2026
PMI flash zona euro (S&P Global)Settore privato53,151,9
PMI flash Francia (S&P Global)Settore privato51,148,4
PMI flash Francia, serviziServizinon comunicato48,4
PMI flash Francia, industriaIndustria manifatturieranon comunicato48,5
PMI Svizzera (procure.ch)Industria manifatturiera55,3non ancora pubblicato

Questi indici non coprono lo stesso perimetro. Il PMI svizzero riguarda l'industria, mentre i dati principali della zona euro e della Francia comprendono anche i servizi. Il confronto indica una tendenza, non una classifica.

Che cosa significa per le esportazioni svizzere

Il rallentamento europeo arriva mentre il commercio estero svizzero si stava riprendendo. Secondo l'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), le esportazioni svizzere di settembre sono cresciute dell'1,5 %, a 23,2 miliardi di franchi. Nel terzo trimestre guadagnano il 2,6 %, a 75,0 miliardi.

L'aumento riguardava diversi settori. L'industria delle macchine, dell'elettronica e degli apparecchi è cresciuta del 3,1 %, a 13,7 miliardi di franchi, e l'orologeria del 4,7 %, a 6,7 miliardi.

La Francia pesa direttamente su alcuni settori. Per l'orologeria, Francia e Italia insieme costituiscono la seconda destinazione d'esportazione. Jean-Philippe Bertschy, analista di Vontobel, osservava già che i disordini in questi due Paesi accrescono l'incertezza sui consumi e sul turismo.

Il PMI francese descrive clienti che rimandano i loro progetti. È una constatazione per le aziende francesi. Nessuna fonte ne misura ancora l'effetto sugli ordini dei fornitori svizzeri.

I segnali dell'industria svizzera restano peraltro contrastanti. Le cifre della settimana rilevate da 2clics mostrano ordini in forte aumento presso ABB e Comet, ma in leggero calo presso Huber+Suhner. Nel settembre 2026, la Banca nazionale svizzera (BNS) rilevava inoltre un utilizzo delle capacità inferiore alla media nell'industria manifatturiera.

Il franco svizzero, bene rifugio di fronte ai dubbi sulla zona euro

Il franco si è apprezzato nettamente a ottobre. Il 22 ottobre 2026, nel primo pomeriggio, l'euro è tornato sotto 0,92 franchi, il massimo del franco da inizio luglio. Il dollaro valeva allora 0,82 franchi. Questo ritorno del franco svizzero come bene rifugio segue le preoccupazioni dei mercati sul debito e sulla politica francesi.

I dubbi sulla Francia pesavano già sull'euro. Il 19 ottobre 2026, l'euro arretrava rispetto al dollaro dello 0,28 % a metà giornata, penalizzato dalle violenze in Francia.

Per un esportatore, un franco forte riduce il valore in franchi delle vendite realizzate in euro. Givaudan lo ha illustrato nei primi nove mesi del 2026: gli effetti di cambio hanno pesato per il 4 %, ossia 234 milioni di franchi. Nessuna fonte quantifica per ora l'effetto dell'apprezzamento di ottobre sulle aziende svizzere.

Le proiezioni divergono sul seguito. La banca privata UBP ritiene possibile, a medio termine, un cambio di poco meno di 0,90 franchi per un euro. È un'ipotesi di una banca, non una constatazione. Il tasso guida della BNS resta allo 0 %, e il suo prossimo esame è previsto il 10 dicembre 2026.

Il PMI svizzero di procure.ch, prossimo punto di riferimento

In Svizzera, l'indice dei direttori degli acquisti è pubblicato da procure.ch, l'associazione professionale degli acquisti e del supply management. È salito di 3,9 punti nell'agosto 2026, a 57,1, per poi calare di 1,8 punti a settembre, a 55,3.

Questo livello resta «nettamente superiore a 50», secondo procure.ch. L'industria svizzera si trovava quindi ben al di sopra della soglia di crescita alla fine dell'estate, quando la zona euro toccava il livello più alto dal 2023. Il dato di ottobre dirà se il rallentamento europeo raggiunge l'industria svizzera.

Che cosa non si sa ancora

  • Il PMI svizzero di ottobre non è ancora pubblicato: nulla permette di dire se seguirà il calo europeo.
  • Le prospettive restano divise. S&P Global contrappone il pessimismo francese alle «prospettive favorevoli» segnalate negli altri Paesi dell'indagine.
  • La BCE deve ancora riunirsi alla fine di ottobre: la sua decisione non è nota.
  • L'effetto del franco forte e della domanda francese sugli ordini delle PMI svizzere non è ancora misurato.

Fonti