Il prodotto interno lordo (PIL) della Germania è cresciuto dello 0,2% nel terzo trimestre 2026 e quello della zona euro dello 0,4%, secondo le stime rapide pubblicate il 30 ottobre 2026 da Destatis, l'Ufficio federale di statistica tedesco, e da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea (UE). Entrambi i dati superano le attese degli analisti. La Francia, invece, arretra dello 0,1%. Per le esportazioni svizzere si tratta di punti di riferimento utili, ma ancora provvisori.

PIL della Germania: +0,2%, trainato dallo Stato e dalle famiglie

La prima economia europea ha fatto meglio del previsto. Secondo il comunicato di Destatis ripreso dall'agenzia AWP, il PIL tedesco è aumentato dello 0,2% tra luglio e settembre rispetto al secondo trimestre, al netto delle variazioni di prezzo, stagionali e di calendario. Gli analisti della piattaforma Factset puntavano sullo 0,1%.

La crescita tedesca proviene dalla domanda interna. L'aumento della spesa dello Stato e delle famiglie ha contribuito a compensare il calo delle esportazioni, indica l'ufficio statistico. È il quarto trimestre consecutivo di crescita, secondo le serie di Eurostat: +0,3% a fine 2025, poi +0,4%, +0,3% e +0,2% nel 2026.

Il ritmo tuttavia rallenta. Il secondo trimestre segnava lo 0,3%. I livelli molto bassi del Reno quest'estate hanno perturbato il trasporto di merci, riferisce AWP. Jens-Oliver Niklasch, della banca LBBW, cita anche «un riorientamento della produzione nell'industria automobilistica». Questi effetti puntuali hanno «frenato la tendenza, ma senza riuscire a invertirla», ritiene.

Berlino si mostra più fiduciosa che in primavera. A inizio ottobre il governo tedesco ha alzato la sua previsione di crescita per il 2026 all'1,3%, ossia 0,8 punti in più rispetto alla primavera. È una previsione, non una constatazione. Sul fronte dell'occupazione, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,4% in ottobre.

Crescita della zona euro: 0,4%, di cui una larga parte irlandese

Anche il dato europeo è migliore del previsto. Secondo la stima rapida di Eurostat del 30 ottobre 2026, il PIL dei 21 Paesi della zona euro è cresciuto dello 0,4% su base trimestrale e quello dei 27 Paesi dell'UE dello 0,5%. Gli analisti interpellati da Bloomberg si attendevano lo 0,2% per la zona euro, secondo l'AFP.

Si tratta comunque di un rallentamento. Nel secondo trimestre la zona euro era cresciuta dello 0,6% e l'UE dello 0,7%. Su un anno l'aumento raggiunge l'1,3% nella zona euro e l'1,5% nell'UE, dopo l'1,2% e l'1,4% del trimestre precedente.

L'Irlanda gonfia il risultato. Registra +5,5%, l'aumento più forte della zona. Eurostat invita a interpretare questo dato con particolare prudenza: la stima irlandese è sperimentale e si basa su dati incompleti. Senza l'Irlanda, la crescita della zona euro scende allo 0,2%, secondo Paolo Grignani, analista di Oxford Economics, che giudica questo dato «decente».

Le differenze tra Paesi sono nette. Spagna, Paesi Bassi ed Estonia crescono dello 0,6%. L'Italia ristagna allo 0,0%. Solo la Lituania (-1,0%) e la Francia (-0,1%) arretrano. La Francia, seconda economia della zona euro, è anche l'unico Paese il cui PIL cala su un anno, dello 0,1%. «L'economia francese è ferma», ha ammesso il ministro francese dell'Economia, Roland Lescure.

Quale lettura danno gli economisti per i prossimi mesi?

Le opinioni divergono sul seguito. Per la Germania, Carsten Brzeski, economista della banca olandese ING, vede il Paese «sulla buona strada» per realizzare il suo «anno migliore dal 2022». Attribuisce questo miglioramento al rilancio di bilancio: centinaia di miliardi di euro per la difesa e le infrastrutture, che cominciano a «irrigare progressivamente l'economia».

Per l'insieme della zona, Bert Colijn, capo economista di ING, è più cauto. Giudica l'economia «resiliente» nonostante lo shock energetico. Ma rileva che la maggior parte delle grandi economie della zona è cresciuta meno che nel secondo trimestre. Esclusa l'Irlanda, si aspetta una crescita «modesta». I prezzi dell'energia restano elevati e le imprese mostrano meno propensione a indebitarsi con tassi più alti.

Paolo Grignani si preoccupa soprattutto dell'inflazione. Secondo lui, «lo shock energetico si propaga rapidamente ad altre componenti» dei prezzi. Le indagini vanno nel senso della prudenza: l'indice PMI della zona euro, pubblicato da S&P Global, è passato da 53,1 punti in settembre a 51,9 in ottobre 2026. Segnala ancora un'espansione, ma più lenta.

Stima rapida o dato definitivo: che cosa può cambiare?

I dati del 30 ottobre sono prime stime. Eurostat le pubblica circa 30 giorni dopo la fine del trimestre. Si basano sui dati di 19 Stati membri, che coprono il 96% del PIL della zona euro, e su fonti incomplete, destinate a essere riviste.

Il calendario delle revisioni è fissato. Eurostat pubblicherà una seconda stima rapida il 13 novembre 2026, poi le sue stime regolari il 7 dicembre 2026 e il 19 gennaio 2027. Ognuna può modificare i tassi annunciati.

Il secondo trimestre mostra la possibile ampiezza di queste correzioni. Il 30 luglio 2026 Eurostat annunciava lo 0,4% per la zona euro. Tre mesi dopo il dato è salito allo 0,6%. La Francia ha fatto il percorso inverso.

Secondo trimestre 2026Stima rapida del 30 luglio 2026Dato pubblicato il 30 ottobre 2026
Zona euro+0,4%+0,6%
Unione europea+0,5%+0,7%
Germania+0,2%+0,3%
Francia+0,2%0,0%
Irlanda+3,9%+10,2%

Variazione del PIL rispetto al trimestre precedente, dati destagionalizzati, secondo i comunicati di Eurostat. Uno scarto di 0,1 o 0,2 punti basta quindi a cambiare la lettura di un trimestre, in particolare per un Paese vicino allo zero come la Francia.

Che cosa significa per le esportazioni svizzere

La Germania è il primo sbocco europeo della Svizzera. Secondo il rapporto annuale 2024 sul commercio estero dell'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), citato dal portale PMI della Confederazione, assorbe il 15% delle esportazioni svizzere. Solo gli Stati Uniti la precedono, con il 19%. Segue la Slovenia, con il 9%.

Anche il commercio estero svizzero ha tenuto nel terzo trimestre. Secondo l'UDSC, le esportazioni sono aumentate del 2,6%, a 75,0 miliardi di franchi. In settembre sono cresciute dell'1,5%, a 23,2 miliardi, come illustrava il nostro articolo sulle esportazioni svizzere di settembre.

La natura della crescita tedesca conta per i fornitori svizzeri. Si basa sullo Stato e sulle famiglie, mentre le esportazioni tedesche calano. Le imprese svizzere che riforniscono l'industria esportatrice tedesca non traggono quindi necessariamente vantaggio da questo trimestre. Gli investimenti pubblici nella difesa e nelle infrastrutture descritti da ING aprono un'altra pista di domanda. Il loro effetto sulle ordinazioni svizzere non è tuttavia ancora quantificato.

La Francia resta il punto debole. Per l'orologeria, Francia e Italia formano insieme la seconda destinazione d'esportazione, secondo Jean-Philippe Bertschy, analista della banca Vontobel. Ora, nel terzo trimestre la Francia arretra e l'Italia ristagna.

Il franco svizzero e la Banca nazionale di fronte a una zona euro più solida

Il primo legame tra questi dati e il franco passa per i tassi. La Banca centrale europea (BCE) ha mantenuto il suo tasso sui depositi al 2,5% il 29 ottobre 2026, come spiegava il nostro articolo sui tassi invariati della BCE. Sul versante svizzero, la Banca nazionale svizzera (SNB) ha mantenuto il suo tasso guida allo 0% il 24 settembre 2026. Il divario raggiunge quindi 2,5 punti. Il nostro articolo sul tasso guida della SNB spiega in dettaglio come lo fissa.

In ottobre il franco ha reagito soprattutto ai dubbi sulla Francia. Il 19 ottobre l'euro arretrava dello 0,28% rispetto al dollaro, penalizzato dalle violenze in Francia, come rilevava il nostro articolo sull'euro di fronte alle tensioni francesi. Il 22 ottobre è tornato sotto 0,92 franchi, al massimo del franco da inizio luglio, secondo Keystone-ATS. Keystone-ATS vi vede il ritorno del franco svizzero come bene rifugio.

Un franco forte pesa sugli esportatori. Riduce il valore, una volta convertito in franchi, delle vendite realizzate in euro. Il gruppo di aromi e profumi Givaudan lo ha quantificato per i primi nove mesi del 2026: gli effetti di cambio hanno pesato per il 4%, ossia 234 milioni di franchi.

La SNB si pronuncerà il 10 dicembre 2026. Le letture divergono. Gli economisti di Raiffeisen Svizzera ritengono che un rialzo dei tassi potrebbe arrivare già in quella data. L'esperto finanziario Dirk Renkert ritiene invece che la SNB non dovrebbe avere «particolare fretta di alzare i tassi». La banca privata UBP ritiene possibile, a medio termine, un euro a poco meno di 0,90 franchi. Sono ipotesi, non constatazioni.

Che cosa non si sa ancora

  • Se lo 0,4% della zona euro e lo 0,2% della Germania resisteranno alle revisioni di Eurostat del 13 novembre e del 7 dicembre 2026.
  • L'effetto del rilancio tedesco e del calo francese sulle ordinazioni delle PMI svizzere: nessuna fonte lo misura ancora.
  • La decisione della SNB del 10 dicembre 2026, sulla quale le opinioni restano divise.

Fonti