Il rapporto trimestrale di CoinGecko, pubblicato il 15 ottobre 2026 e illustrato nel dettaglio da Journal du Coin, quantifica nel 39,6% l’aumento della capitalizzazione totale del mercato cripto tra luglio e settembre 2026. Secondo il documento, si tratta del miglior trimestre dalla fine del 2024, dopo tre trimestri di calo. Altre due serie dello stesso rapporto vanno però nella direzione opposta: i volumi a pronti sono ulteriormente diminuiti, mentre le posizioni con effetto leva sono cresciute in modo marcato.
Un rimbalzo di 840 miliardi, concentrato nel mese di agosto
In cifre assolute, la capitalizzazione è passata da 2’100 miliardi di dollari a fine giugno a 2’960 miliardi al 30 settembre 2026, ossia 840 miliardi in più in tre mesi. Il picco del trimestre è stato raggiunto il 21 settembre, a 3’000 miliardi. Più della metà dell’aumento si deve al solo mese di agosto: +21,8%, pari a 490 miliardi di dollari.
Journal du Coin collega questo movimento di agosto a due elementi: l’annuncio da parte del Tesoro americano di un raddoppio, come minimo, dei suoi riacquisti di obbligazioni a lungo termine, e gli afflussi netti negli ETF Bitcoin spot per tutto il mese. Questi legami restano un’interpretazione della testata, non un rapporto di causalità dimostrato.
Una precisazione sul periodo ridimensiona il rimbalzo. Alla chiusura del trimestre, la capitalizzazione totale registrava ancora un calo del 4% dal 1° gennaio 2026. L’anno era iniziato poco sopra i 3’000 miliardi di dollari, un livello che il mercato a fine settembre non aveva ancora ritrovato.
L’ether davanti al bitcoin, con meno scambi
Tra le grandi capitalizzazioni, l’ether firma la migliore performance del trimestre, bitcoin compreso: +71%, a 2’684 dollari a fine periodo. Il rapporto ne individua il motore negli ETF Ethereum spot americani, che hanno assorbito 3,1 miliardi di dollari netti tra luglio e settembre e cancellato interamente i deflussi del primo semestre.
Il volume spot giornaliero dell’ETH è tuttavia crollato del 23,2% nel periodo, a 11,5 miliardi di dollari, contro i 15 miliardi del secondo trimestre. Journal du Coin ne trae un’interpretazione: un asset che guadagna il 71% con un quarto di volume in meno è un asset che pochi vendono e pochi comprano, ETF a parte.
Volume di trading a pronti in calo, leva sopra i 100 miliardi
Sull’insieme del mercato, il volume spot giornaliero medio è sceso dell’8,6% nel terzo trimestre 2026, a 73,3 miliardi di dollari. È il terzo calo trimestrale consecutivo. Il profilo mensile mostra un ritorno tardivo degli acquirenti: 57,7 miliardi al giorno in luglio, 94,8 miliardi in settembre.
I primi dieci exchange centralizzati hanno trattato 1’650 miliardi di dollari di volume a pronti nel trimestre, il 14,2% in meno rispetto al secondo trimestre. In questo mercato più ristretto, la concentrazione aumenta: la quota di Binance sale al 42,7%, contro il 38,7% del trimestre precedente.
La leva, dal canto suo, ha seguito i prezzi. L’open interest dei primi dieci exchange di perpetui, ossia l’importo totale delle posizioni con effetto leva ancora aperte, è cresciuto del 40,6% chiudendo il trimestre a 102,2 miliardi di dollari. La soglia dei 100 miliardi non reggeva più dal terzo trimestre 2025. L’aumento è disomogeneo: Binance da sola ha aggiunto 12,7 miliardi, mentre KuCoin ha perso il 41,2% e Deribit il 18,9% nello stesso periodo.
Che cosa dice la divergenza sulla solidità del rimbalzo
Il meccanismo generale è noto. Un rialzo sostenuto da acquisti a pronti presuppone acquirenti che pagano e detengono gli asset. Un rialzo accompagnato da un aumento della leva poggia invece maggiormente su posizioni finanziate a debito, che le piattaforme possono liquidare forzatamente quando il prezzo si inverte. Journal du Coin riassume così lo squilibrio di fine settembre: i 102,2 miliardi di open interest sono «la materia prima» delle liquidazioni, e i 73,3 miliardi di volume giornaliero a pronti «l’unico cuscinetto di fronte».
I fatti successivi al trimestre vanno in questa direzione, senza però costituire una dimostrazione. Il 15 ottobre, il bitcoin è tornato sotto gli 81’000 dollari, le liquidazioni hanno superato un miliardo di dollari in 24 ore e l’ether ha ceduto l’11% rispetto alla chiusura del 30 settembre.
Diversi limiti invitano alla prudenza nella lettura di queste cifre:
- le serie sugli exchange coprono le prime dieci piattaforme, sia a pronti sia sui perpetui, e non l’intero mercato;
- la composizione di questa top 10 è cambiata strada facendo: Bitget, la cui attività era già in calo prima dell’attacco informatico di settembre, è uscita dalla classifica e figura ora all’undicesimo posto;
- i dati qui citati provengono dal rapporto di CoinGecko così come presentato da Journal du Coin, che non ne descrive il metodo di calcolo;
- descrivono un trimestre concluso, da luglio a settembre 2026, e non dicono nulla sull’evoluzione futura delle quotazioni.
Il rimbalzo del terzo trimestre è dunque reale nei prezzi, ma si è costruito con meno scambi a pronti e più leva. È questa combinazione, più del dato del 40%, a dare indicazioni sulla sua fragilità.
Fonti
- Journal du Coin: «Rapport CoinGecko T3 2026 : la crypto rebondit de 40 % mais les traders n’ont pas suivi»




